14 maggio: chiusura UNFINISHED CULTURE Vincenzo Agnetti Photo-Graffie Dopo le grandi manovre 1979 – 1981

A due mesi dalla sua inaugurazione presso la Fondazione Brodbeck di Catania, la mostra UNFINISHED CULTURE Vincenzo Agnetti Photo-Graffie  Dopo le grandi manovre 1979 – 1981 a cura di Giovanni Iovane in collaborazione con l’Archivio Agnetti, giunge al termine.
In occasione del finissage, la Fondazione Brodbeck ha organizzato due  aperture libere e gratuite della mostra. Sabato 13 e domenica 14 maggio dalle 17.00 alle 19.00 sarà infatti possibile visitare l’evento espositivo dedicato al grande artista Vincenzo Agnetti (Milano 1926 – 1981).

La mostra Vincenzo Agnetti Photo-Graffie  Dopo le grandi manovre 1979 – 1981 allestita negli spazi espositivi della Fondazione Brodbeck di Catania riprende la pratica dell’uso della fotografia come medium e soprattutto come processo concettuale.

Agnetti realizza la serie delle Photo-Graffie dal 1979 al 1981. Si tratta di pellicole fotografiche esposte alla luce, trattate e graffiate al fine di “recuperare” il disegno o meglio l’elemento figurativo e talora pittorico dell’immagine. Dalla fine e dall’annientamento dell’immagine, così come da una fotografia che non presenta altro che il nero, è tuttavia possibile agire con graffi e con colori. Graffiare e dipingere divengono in tal modo dei “segnali”, delle forme poetiche, disposti su una struttura cancellata quale appunto la pellicola fotografica. Tale “recupero” dell’immagine s’inserisce all’interno di un procedimento concettuale e insieme poetico che contraddistingue l’intera e straordinaria esperienza artistica di Vincenzo Agnetti.

Sotto il titolo generale di Dopo le grandi manovre (1979-1981) sono presenti in mostra 17 opere su carta realizzate mediante l’uso della fotografia, della scrittura, della china e talora del collage e del pastello.
“Io sono stato colpito – dichiara lo stesso artista – da questo fotografo di circa cento anni fa, che era un grande fotografo. Ho trovato le sue immagini incollate in un vecchio album, che ho comprato da un rigattiere a Gibilterra. Erano piccole foto in bianco e nero, che un altro anonimo ha successivamente acquarellato. Io le ho rifotografate con una macchina da dilettante, le ho fatte ingrandire in un modo particolare e ho ottenuto queste cose. Mi interessano perché sono di un poeta che usava le foto. Da parte mia ho voluto inserirmi in questo spessore poetico”.
Anche in queste opere, “originate” da un vecchio album di tavole giapponesi, l’immagine fotografica s’inserisce simultaneamente in un processo artistico concettuale che fonde immagine, linguaggio e capacità espressiva pittorica.

Lo “spessore poetico” è la chiave di volta per la comprensione e soprattutto la visione di queste opere.